Quando andiamo in farmacia a ritirare i farmaci prescritti sulle ricette mutuabili, può capitare di dover pagare una certa quota, definita ticket.
La sua regolamentazione varia a seconda della regione di residenza, o meglio, della regione in cui esercita il proprio medico di base.
Possiamo dividere il calcolo del ticket in 3 modalità:
1. pagamento ticket a seconda del valore originale del farmaco acquistato.
2. pagamento ticket in base al proprio reddito familiare (es. Emilia Romagna)
3. in regioni come la Toscana, il servizio sanitario nazionale (SSN) dà la possibilità di non pagare il ticket.
Questa immagine mostra l’incidenza del ticket sulla spesa farmaceutica nelle varie regioni. I colori scuri indicano quelle con più spese.
Fonte: Federfarma
“Ma io a volte il ticket lo pago!”
Vediamo meglio come funziona. Il servizio sanitario in Toscana dà la possibilità di ritirare i farmaci senza pagare alcun ticket, e sta al cittadino scegliere quale farmaco farsi dispensare dal farmacista. Infatti il servizio sanitario garantisce gratuitamente il farmaco equivalente prescritto, avente un prezzo inferiore, cioè il generico.
Esempio: la cardioaspirina costa 2,60 €. Il farmaco generico, l’acido acetilsalicilico, costa 1,66 €. Quindi acquistando la cardioaspirina con ricetta, si pagherà un ticket pari a 2,60 – 1,66 = 0,94 €.
Vi sono poi alcuni farmaci originali che non presentano ancora in commercio i propri equivalenti generici, e in questo caso il servizio sanitario passa gratuitamente il farmaco originale.
La casa produttrice del farmaco originale mantiene il brevetto per un certo numero di anni, e di conseguenza, ha il monopolio su quel principio attivo. Solo una volta scaduto il brevetto, le altre aziende farmaceutiche potranno produrre i farmaci equivalenti generici.
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